Aneddoti Letterari: Simonetta Agnello Hornby e la nostalgia di casa.

Con Simonetta Agnello Hornby, una delle mie autrici italiane preferite, ho in comune due cose importantissime: l’essere siciliane (la Sicilia è infatti quasi sempre sfondo dei suoi romanzi) e l’amore per Londra.

Simonetta è stata mandata a Londra dalla famiglia per studiare l’inglese quando era diciottenne, prima di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza.

Un po’ come me, anche se io la città la conoscevo già, si è ritrovata ad affrontare sola il gigante inglese, e ha scoperto a ogni passo che non è assolutamente chiuso e freddo come si pensi.

Credo che ogni emigrante trovi, lontano da casa, un posto, un qualcosa, che gli faccia patire meno la nostalgia.

Per me è sempre stato il mercato di Camden, calmante naturale dei miei nervi, mentre per una giovanissima Simonetta è stato il National Gallery, con il dipinto San Girolamo nello studio, di Antonello da Messina.

Quando lo ha scorto e riconosciuto, tra le altre meraviglie del museo inglese, la scrittrice ha capito di non essere l’unica siculo-londinese presente in città, e la visita al quadro è rimasta da allora il suo modo per scacciare la nostalgia, quando arrivava.

 

PS: questa e altre storie dell’amore della Hornby per Londra le potete trovare nel suo libro La mia Londra, edito Giunti.

Recensioni Libri: Il Veleno dell’Oleandro, Simonetta Agnello Hornby.

il veleno dell'oleandro

Il Veleno dell’Oleandro  – Simonetta Agnello Hornby

Edito: Feltrinelli.

Della Hornby mi sono innamorata quest’anno, con La Mennulara (recensione coming soon). L’ambiente di questo romanzo è sempre quello siciliano, a me tanto familiare. Il romanzo si districa in una storia familiare, oscura: prende piede alla morte della capofamiglia, nello stesso giorno del factotum di casa, il magnetico Bede. I figli della donna si ritroveranno, in un viaggio a ritroso, a provare a comprendere il rapporto tra la loro anziana madre e l’uomo, persi tra segreti di famiglia e il tesoro nascosto della nonna…

I due narratori sono Bede e Mara, la figlia/nipote di donna Anna. Non posso negare che le parti si muovono esattamente come i personaggi. Quelle di Bede sono molto intense eppure ambigue, si sente, come è nella natura del personaggio, che qualcosa è sempre tenuto nascosto. Mentre le parti di Mara sono molli, come la donna stessa, che troppe volte sceglie di preferisce stare zitta e non interferire, per farsi trasportare dagli eventi.

Questa coincidenza con i due narratori è un punto di forza della scrittura ma anche una debolezza, perché nonostante il romanzo sia finito ho ancora come l’impressione che poteva esserci dell’altro da raccontare che non ci è stato detto.

Le questioni politiche o quelle relazionali avevano, a mio avviso, un ottimo potenziale per essere sfruttate molto di più.

Altra nota, ma questa credo che sia tutta colpa dell’edizione, le parti in dialetto non hanno alcuna nota a piè pagina. Per me, figurarsi, leggere parole nel mio dialetto non è stato un grosso problema, ma potrebbe esserlo per altri (insomma, tutti a lezioni di siciliano!).

Stelline: 3/5