Aneddoti Letterari: Daniel Pennac e il racconto sul Caso.

Ho conosciuto, letterariamente parlando, Daniel Pennac un paio di anni fa. Lo vedevo citato ovunque, spesso unito a Stefano Benni, che di Pennac è un grande amico, così mi sono decisa a comprare il suo Il Paradiso degli Orchi.

Le prime righe mi hanno lasciata interdetta, non riuscivo a capire se il racconto fosse serio o meno. Quando ho capito che era tutto ironico, una grande burla, mi sono innamorata in modo definitivo.

Ho avuto il piacere di sentirlo di persona alla Feltrinelli di Roma, la primavera scorsa, mentre era in tour per il suo ultimo libro, il ritorno dei Malaussene.

È un ometto felice, scarmigliato e sorridente. Non ha mai fatto “la posa dello scrittore” (quella indice sotto il mento) e anzi ha sorriso tutto il tempo.

Questo aneddoto, che inaugura questa nuova rubrichetta, è la visione di Pennac su cosa sia, veramente il Caso.

Chiedo scusa in anticipo, soprattutto a lui, se la mia trasposizione scritta non sarà bella come il suo racconto!

“Il Caso. Cos’è il Caso? Immaginatevi un uomo. Ben vestito, è su una nave da crociera. È sera, c’è un ballo. Lui esce sul ponte solo per prendere un po’ d’aria, mentre comincia un motivetto che non adora.

Sul ponte, si sfila di gemelli per alzare leggermente la camicia. In quell’istante, un rivolo di vento, proveniente da chissà dove nell’oceano, sale sul ponte e pungola il naso dell’uomo. Questo storce il naso e, infine, starnutisce. I gemelli scappano alla presa della mano, saltellano due volte sul ponte. Il terzo salto, però, li porta diretti nell’oceano.

Svariati anni dopo, lo stesso uomo siede al ristorante. Ha dimenticato da un pezzo i gemelli finiti in mare. Chiede al cameriere il pescato del giorno e gli propongono un bel branzino appena arrivato, cotto sotto sale.

Il cameriere torna con il suo carrello e inizia a sfilettare il pesce. E dentro…”

Silenzio di tensione in sala, dove siamo tutti con il fiato sospeso,

“Non ci sono i gemelli. Ecco, questo è il Caso!”

 

Grazie infinitamente al signor Pennac per averci regalato questa storia!

Recensioni Libri: Seta.

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Seta, Alessandro Baricco

Edito: Bur (l’edizione che ho io, adesso lo trovate edito Feltrinelli, ovviamente)

Hervé Joncour è un compratore di bachi da seta, che si deve spingere fino in Giappone, all’altro capo del mondo, per raggiungere il suo obiettivo e far fiorire le industrie di Lavilledieu, la sua città.

Lascia Helène, l’amata moglie che lo attende come Penelope, e per lunghi mesi viaggia. Fino al suo arrivo in Giappone, all’incontro con Hara Kei, il padrone indiscusso del villaggio ma soprattutto all’incontro con la donna di Hara Kei, di cui non sapremo mai il nome, l’unica occidentale in un mondo in cui gli occidentali non arrivano.

Incontri fatti unicamente di sguardi, di uccelli rari chiusi in un’enorme voliera come pegno d’amore, di bachi da seta da trasportare in Francia.

Un racconto intriso di piccolissime immagini, come tanti acquerelli giapponesi, a illustrarci il dipanarsi di una storia semplice, eppure meravigliosa.

Un racconto leggero, avvolgente e fluido come la Seta.

Eh nulla, cosa devo dire? Baricco è Baricco.

Stelle: 5/5

Recensioni Libri: Come un’aquila e un delfino, Claudia Esposito.

Come un’aquila e un delfino, Claudia Esposito.

Edito: Self Publishing

Arianna e Colin sono due giovani studenti di medicina. Lei sulle orme del padre, anch’egli medico, mentre Colin per ambizione. I due si innamorano, ma ben presto le differenze tra il loro modo di vedere la professione (Arianna é un medico, mentre Colin fa il medico) li porterà ad allontanarsi. L’Amore vero però non conosce confini, e i due si inseguiranno negli anni e nei luoghi, fino all’Africa.

La storia di per sé è una bella storia d’amore, dove la differenza di vedute su una professione che non può essere considerata solo un mestiere causa la rottura tra i due amanti. Le ambientazioni poi, soprattutto quelle africane, arricchiscono il racconto.

Quello che non mi ha convinta, invece, è lo stile narrativo. Soprattutto nella prima parte, la narrazione non è “mostrata” al lettore attraverso le scene e i dialoghi, ma è quasi spiegata, con troppi riferimenti a quello che accadrà in seguito. Questo meccanismo, direi di auto-spoiler, non solo interrompe l’incanto narrativo ma rischia di far perdere l’attenzione del lettore. Decisamente migliore nella seconda parte, quella africana, dove il racconto viene lasciato libero di “respirare” e di coinvolgere chi si trova dall’altra parte.

Stelle: 3/5.