Aneddoti Letterari: Simonetta Agnello Hornby e la nostalgia di casa.

Con Simonetta Agnello Hornby, una delle mie autrici italiane preferite, ho in comune due cose importantissime: l’essere siciliane (la Sicilia è infatti quasi sempre sfondo dei suoi romanzi) e l’amore per Londra.

Simonetta è stata mandata a Londra dalla famiglia per studiare l’inglese quando era diciottenne, prima di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza.

Un po’ come me, anche se io la città la conoscevo già, si è ritrovata ad affrontare sola il gigante inglese, e ha scoperto a ogni passo che non è assolutamente chiuso e freddo come si pensi.

Credo che ogni emigrante trovi, lontano da casa, un posto, un qualcosa, che gli faccia patire meno la nostalgia.

Per me è sempre stato il mercato di Camden, calmante naturale dei miei nervi, mentre per una giovanissima Simonetta è stato il National Gallery, con il dipinto San Girolamo nello studio, di Antonello da Messina.

Quando lo ha scorto e riconosciuto, tra le altre meraviglie del museo inglese, la scrittrice ha capito di non essere l’unica siculo-londinese presente in città, e la visita al quadro è rimasta da allora il suo modo per scacciare la nostalgia, quando arrivava.

 

PS: questa e altre storie dell’amore della Hornby per Londra le potete trovare nel suo libro La mia Londra, edito Giunti.

Aneddoti Letterari: Daniel Pennac e il racconto sul Caso.

Ho conosciuto, letterariamente parlando, Daniel Pennac un paio di anni fa. Lo vedevo citato ovunque, spesso unito a Stefano Benni, che di Pennac è un grande amico, così mi sono decisa a comprare il suo Il Paradiso degli Orchi.

Le prime righe mi hanno lasciata interdetta, non riuscivo a capire se il racconto fosse serio o meno. Quando ho capito che era tutto ironico, una grande burla, mi sono innamorata in modo definitivo.

Ho avuto il piacere di sentirlo di persona alla Feltrinelli di Roma, la primavera scorsa, mentre era in tour per il suo ultimo libro, il ritorno dei Malaussene.

È un ometto felice, scarmigliato e sorridente. Non ha mai fatto “la posa dello scrittore” (quella indice sotto il mento) e anzi ha sorriso tutto il tempo.

Questo aneddoto, che inaugura questa nuova rubrichetta, è la visione di Pennac su cosa sia, veramente il Caso.

Chiedo scusa in anticipo, soprattutto a lui, se la mia trasposizione scritta non sarà bella come il suo racconto!

“Il Caso. Cos’è il Caso? Immaginatevi un uomo. Ben vestito, è su una nave da crociera. È sera, c’è un ballo. Lui esce sul ponte solo per prendere un po’ d’aria, mentre comincia un motivetto che non adora.

Sul ponte, si sfila di gemelli per alzare leggermente la camicia. In quell’istante, un rivolo di vento, proveniente da chissà dove nell’oceano, sale sul ponte e pungola il naso dell’uomo. Questo storce il naso e, infine, starnutisce. I gemelli scappano alla presa della mano, saltellano due volte sul ponte. Il terzo salto, però, li porta diretti nell’oceano.

Svariati anni dopo, lo stesso uomo siede al ristorante. Ha dimenticato da un pezzo i gemelli finiti in mare. Chiede al cameriere il pescato del giorno e gli propongono un bel branzino appena arrivato, cotto sotto sale.

Il cameriere torna con il suo carrello e inizia a sfilettare il pesce. E dentro…”

Silenzio di tensione in sala, dove siamo tutti con il fiato sospeso,

“Non ci sono i gemelli. Ecco, questo è il Caso!”

 

Grazie infinitamente al signor Pennac per averci regalato questa storia!