Recensioni libri: April Rose, la memoria delle rose. Clara Bartoletti.

april rose

Tiziano è il figlio di un noto imprenditore, che si occupa di edilizia. Svogliato, irascibile, narciso, il ragazzo di barcamena nel lavoro nell’azienda di famiglia, mentre in realtà il suo obiettivo (nonostante non faccia nulla di concreto per perseguirlo) è vivere di musica.

La sua vita ha una svolta quando il padre lo incarica dell’acquisto di una vecchia casa isolata in cima a una collina, la cui proprietaria è April, donna che vive sola e che non accetta di parlare con nessuno che non sia Tiziano.

Da quel momento entriamo in una rama fitta, visionaria eppure estremamente intima, dove tutti i personaggi sono descritti alla perfezione.

Niente, nella casa di April, è come sembra, e Tiziano lo imparerà prestissimo.

 

La storia di questo romanzo mi è piaciuta molto perché, senza dirvi nulla di più, anche il lettore come Tiziano viene abilmente ingannato, almeno finché l’autrice non svela le sue carte.

L’aspetto migliore è senza dubbio la psicologia dei personaggi. Tiziano, nella sua realtà di ragazzo viziato, tremendamente insicuro eppure narciso, è così ben descritto da diventare irritante. L’incomunicabilità tra lui e la sua famiglia, insieme solo per apparenza, è un altro punto cardine di tutto la narrazione, gestito davvero bene.

Inoltre, cosa che di solito mi avrebbe mandata su tutte le furie, qui troviamo anche dei passaggi dalla terza persona alla prima, tutti gestiti molto bene, sempre in modo chiaro e fruibile per il lettore, senza che si confonda.

L’unica pecca, però possiamo anche passarci sopra, è la punteggiatura non sempre accuratissima soprattutto nei dialoghi.

Si legge davvero in pochissimo.

Stelle: 4/5

Recensioni Libri: Aceto, arcobaleno di Erri De Luca

aceto, arcobaleno

Aceto, arcobaleno di Erri De Luca

Edito: Feltrinelli.

Lui è un uomo canuto, anziano, che vive da solo in campagna da ormai moltissimi anni. Nella notte lo visitano, come i tre fantasmi di Dickens, i ricordi di tre amici, diversi tra loro. Il primo è un muratore, che ha militato per diversi anni in associazioni terroristiche, poi un prete missionario, che ha donato la sua vita all’Africa, infine un vagabondo, uomo senza dimora che fa della cortesia il suo unico modo di sopravvivenza.

I tre racconti, tutti senza nomi, sono solo ricordi, non persone né tantomeno personaggi. Nell’aria fredda della casa, che risuona e si muove in autonomia come fosse il quinto attore di questa scena, assistiamo a una sorta di rammarico del protagonista, per essere stato solo testimone silente di altre vite.

 

Tra i libri di Erri de Luca che ho letto, questo è quello che mi ha “afferrata” di meno. Potrebbe essere per la mancanza di personalizzazione del protagonista, che appunto vediamo solo come il ricevente delle storie, senza mai esserne al centro, o proprio perché le storie dei personaggi sono quasi ininfluenti, appena tratteggiate. Sono più importanti gli stati d’animo e i loro rimpianti, i loro pensieri, che costellano in modo eguale i tre racconti.

Non lo consiglierei come primo Erri de Luca, si rischia di non capirlo.

Stelle: 3/5.

Recensioni libri: Ho paura torero, Pedro Lemebel

 

ho paura torero

Ho paura torero, Pedro Lemebel

Edito: Marcos y Marcos

Lei è la Fata dell’angolo, lui è Carlos, studente universitario e soldato del fronte patriottico Manuel Rodriguez. La scena il Cile dell’86, in piena dittatura Pinochet.

Per amore, la Fata consegna la sua casa e il suo cuore a Carlos, gli offre un posto sicuro dove nascondere “libri” e fare riunioni notturne.

La direzione della storia non può essere che una, verso la lotta al potere dittatoriale che da troppo attanaglia il paese.

 

Il racconto di Lemebel è un romanzo pieno di dolcezza e di coraggio, dove la nostra Fata è il fulcro della narrazione, con le sue paure, le sue angosce, la sua voglia d’amore.

Gli incontri furtivi tra i due sono alternati ai deliri di Pinochet, ormai sempre più paranoico, e della moglie, donna logorroica che sembra non vedere i crimini del marito.

La dolcezza della nostra Fata, capace di vedere il bello anche dove non c’è, si oppone spesso alla crudezza del paese, delle rappresaglie, dell’essere omosessuali negli anni ’80.

I dialoghi sono intessuti nella prosa, come gli uccellini e gli angeli ricamati dalla Fata nelle tovaglie che vende alle donne dell’alta società, ma Lemebel ha una grazia tale nell’accompagnarti nel racconto, un animo da colibrì, per rubare le sue parole, che la mancanza della struttura classica non pesa affatto.

L’uso delle similitudini, che riempie il testo, è così efficace e creativo da farmi sentire un’assoluta dilettante (che sono, per carità. Però a confronto con lui proprio tanto!).

Da leggere anche solo per rendergli onore, dato che Lemebel era davvero un travestito che ha scelto di restare in Cile a protestare durante la dittatura.

Adesso io vado a recuperarmi tutti gli altri suoi libri, ma Ho paura torero è l’unico romanzo.

E niente, già a marzo ho trovato il libro migliore del mio 2018.

Stelle: fuori scala, è troppo bello.

Aneddoti Letterari: Simonetta Agnello Hornby e la nostalgia di casa.

Con Simonetta Agnello Hornby, una delle mie autrici italiane preferite, ho in comune due cose importantissime: l’essere siciliane (la Sicilia è infatti quasi sempre sfondo dei suoi romanzi) e l’amore per Londra.

Simonetta è stata mandata a Londra dalla famiglia per studiare l’inglese quando era diciottenne, prima di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza.

Un po’ come me, anche se io la città la conoscevo già, si è ritrovata ad affrontare sola il gigante inglese, e ha scoperto a ogni passo che non è assolutamente chiuso e freddo come si pensi.

Credo che ogni emigrante trovi, lontano da casa, un posto, un qualcosa, che gli faccia patire meno la nostalgia.

Per me è sempre stato il mercato di Camden, calmante naturale dei miei nervi, mentre per una giovanissima Simonetta è stato il National Gallery, con il dipinto San Girolamo nello studio, di Antonello da Messina.

Quando lo ha scorto e riconosciuto, tra le altre meraviglie del museo inglese, la scrittrice ha capito di non essere l’unica siculo-londinese presente in città, e la visita al quadro è rimasta da allora il suo modo per scacciare la nostalgia, quando arrivava.

 

PS: questa e altre storie dell’amore della Hornby per Londra le potete trovare nel suo libro La mia Londra, edito Giunti.

Recensioni Libri: Sulla strada, Jack Kerouac.

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Sulla strada, Jack Kerouac

Edito: Mondadori

Non è semplicissimo scrivere la trama di On the Road di Kerouac. Perché, in fondo, tutta la narrazione è un continuo e unico andare, avanti e indietro per gli Usa, dove gli avvenimenti si affastellano come il paesaggio circostante, quasi senza peso.

I protagonisti principali sono Sal (alter ego di Kerouac) e il suo amico Dean (alter ego per Neal Cassady). I due sono tra i fondatori della Beat Generation, quella generazione inquieta e senza pace che ha basato la propria esistenza sul Beat, un battere continuo non solo di musica, ma di pensieri e di eventi.

Infatti, quello che si fa per tutto il romanzo, è pensare, ragionare, riempire i giorni con amori che non hanno mai uno più valore dell’altro (tanto è vero che Dean si sposa un paio di volte e sforna almeno due bambine).

Tutto questo, con l’avvicendarsi continuo dei personaggi secondari, sempre e solo comparse, si trasforma in un senso di irrequietezza, ansia e angoscia verso sé stessi e verso il mondo, dove nessun posto ha senso se non la Strada, non-luogo per eccellenza in cui la propria essenza si annulla.

Lo stile è semplice, la scrittura è lineare, ma il senso di ansia verso la fine del libro si fa sentire, proprio perché si ha la sensazione di non andare da nessunissima parte (forse perché mi sento un po’ nello stesso modo, quindi almeno in lettura vorrei avere qualcosa che abbia un senso).

Devo ammettere, però, che va letto.

Stelle: 4/5.

Recensione Libri: Prendiluna, Stefano Benni.

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Prendiluna, Stefano Benni.

Edito: Feltrinelli

Prendiluna è una vecchia insegnante, arrivata ormai alla fine della sua vita. Una notte le appare in sogno Ariel, il suo gatto fantasma, e le affida una missione. Dovrà consegnare i suoi Dieci Mici a dieci Giusti, altrimenti il mondo finirà. Ma esistono ancora, i Giusti, nel mondo dei Trumpi e degli Smartfoni?

Prendiluna si affida così alle sue conoscenze, i suoi alunni, che ormai sono cresciuti e che Giusti non sembrano più…

Le si affiancano nella missione proprio due vecchi allievi, Dolcino e Michele, che vogliono sconfiggere una misteriosa setta…

Un romanzo che concilia una critica alla realtà in cui viviamo, dove veramente sembra impossibile trovare qualcuno che sia degno di ricevere uno dei Dieci Mici, sogni folli e la consueta poesia di Stefano Benni.

Il suo stile è coinvolgente, asciutto e creativo, perfetto per questa favola dei giorni nostri dove Bene e Male, in fondo, sono sempre due facce della stessa medaglia.

Da Gattara quale che sono, ho adorato le personalità dei mici, ognuna diversa dalle altre, proprio come nei gatti domestici. Il mio preferito Prufrock, gattone inglese con due vite in più.

Stelle: 5/5.

Aneddoti Letterari: Daniel Pennac e il racconto sul Caso.

Ho conosciuto, letterariamente parlando, Daniel Pennac un paio di anni fa. Lo vedevo citato ovunque, spesso unito a Stefano Benni, che di Pennac è un grande amico, così mi sono decisa a comprare il suo Il Paradiso degli Orchi.

Le prime righe mi hanno lasciata interdetta, non riuscivo a capire se il racconto fosse serio o meno. Quando ho capito che era tutto ironico, una grande burla, mi sono innamorata in modo definitivo.

Ho avuto il piacere di sentirlo di persona alla Feltrinelli di Roma, la primavera scorsa, mentre era in tour per il suo ultimo libro, il ritorno dei Malaussene.

È un ometto felice, scarmigliato e sorridente. Non ha mai fatto “la posa dello scrittore” (quella indice sotto il mento) e anzi ha sorriso tutto il tempo.

Questo aneddoto, che inaugura questa nuova rubrichetta, è la visione di Pennac su cosa sia, veramente il Caso.

Chiedo scusa in anticipo, soprattutto a lui, se la mia trasposizione scritta non sarà bella come il suo racconto!

“Il Caso. Cos’è il Caso? Immaginatevi un uomo. Ben vestito, è su una nave da crociera. È sera, c’è un ballo. Lui esce sul ponte solo per prendere un po’ d’aria, mentre comincia un motivetto che non adora.

Sul ponte, si sfila di gemelli per alzare leggermente la camicia. In quell’istante, un rivolo di vento, proveniente da chissà dove nell’oceano, sale sul ponte e pungola il naso dell’uomo. Questo storce il naso e, infine, starnutisce. I gemelli scappano alla presa della mano, saltellano due volte sul ponte. Il terzo salto, però, li porta diretti nell’oceano.

Svariati anni dopo, lo stesso uomo siede al ristorante. Ha dimenticato da un pezzo i gemelli finiti in mare. Chiede al cameriere il pescato del giorno e gli propongono un bel branzino appena arrivato, cotto sotto sale.

Il cameriere torna con il suo carrello e inizia a sfilettare il pesce. E dentro…”

Silenzio di tensione in sala, dove siamo tutti con il fiato sospeso,

“Non ci sono i gemelli. Ecco, questo è il Caso!”

 

Grazie infinitamente al signor Pennac per averci regalato questa storia!