Recensione: Gin Tonic a occhi chiusi.

gin tonic a occhi chiusiGin Tonic a occhi chiusi, Marco Ferrante.

Edito: Giunti

Gin Tonic a occhi chiusi è stato, quest’anno, uno dei dieci finalisti al prestigioso Premio Strega.

Di cosa parla? La prima risposta, e non prendetela in senso negativo, è: del nulla.

È il racconto dell’apparenza, del niente.

Adesso vi spiego.

Le vicende sono quelle di una Ricca (con la R maiuscola, sì. Quelli Ricchi ma Ricchi Ricchi) famiglia romana. Il capofamiglia architetto o avvocato (è talmente marginale che non lo ricordo nemmeno), la capofamiglia matriarca con manie di controllo, i tre figli (un politico, uno nel settore finanziario e il terzo pseudo-tipo-quasi giornalista).

Seguiamo principalmente i tre figli, tra scandali sessuali malcelati, campagne politiche dubbie, tradimenti, figli non voluti. Il tutto condito da una dettagliatissima e accurata descrizione della vita materiale e materialistica, che non riesce mai ad andare oltre all’apparenza. Perfino nel lutto l’unica cosa che prevale è la scelta delle parole corrette per i necrologi.

Letto a Roma, durante la mia cattività romana, e mi sembrava davvero di leggere di un mondo parallelo. Eravamo nella stessa città, eppure. Io a Testaccio, al mercato a mangiare la pizza, e loro ai Parioli a discutere di chaise longue e collane di  Cartier.

Stelline: 4/5

Autore: Katy

Tutto è una storia. Cos'altro esiste, a parte le storie? Le storie sono l'unica verità.

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